L’Italia smetta di violare il diritto delle donne che devono ricorrere all’IVG: firma la petizione

Gent.ma Ministra Beatrice Lorenzin
Lungotevere Ripa, 1
00153 – Roma
Anticipata via e-mail seggen@postacert.sanita.it

Gentile Ministra,
come emerge da più fonti sia istituzionali, associative e giornalistiche, è sempre più estrema la difficoltà cui vanno incontro le donne nel nostro paese che decidono di avvalersi dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG). Questo avviene a causa dell’elevato numero di ginecologi e infermieri obiettori di coscienza.

Esprimiamo la più viva preoccupazione che le cittadine italiane e straniere non possano esercitare i propri diritti fondamentali, come evidente a seguito anche della sanzione comminata dal Comitato Europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, che ha riconosciuto che a causa delle elevatissime percentuali di obiezione di coscienza l’Italia viola il diritto alla salute delle donne che vogliono abortire
Dal 1983 l’IVG è in diminuzione in Italia ed attualmente il tasso di abortività del nostro Paese è tra i più bassi tra quelli dei Paesi occidentali, le IVG inoltre vengono effettuate soltanto nel 60% delle strutture sanitarie, all’interno delle quali sono presenti figure professionali in numero insufficiente ad avere una copertura omogenea del territorio nazionale.

La regione con più alto numero di obiettori è il Molise, con l’85,7% di medici obiettori, seguito dalla Basilicata con l’85,2%, dalla Campania con l’83,9% e dalla Sicilia, dove sono l’80,6%. In tutto il paese la percentuale non scende mai al di sotto del 50%,con la sola esclusione della Val d’Aosta.
Di fronte a queste difficoltà, l’Istituto Superiore di Sanità ha effettuato una stima del numero degli aborti clandestini per il 2012 tra i 12.000 e i 15.000, mentre altre fonti ne indicano in 50.000 il totale per l’anno 2015 a fronte di 97.535 IVG rilevate nel 2014 dalla Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194/78.

Riteniamo che la distribuzione disomogenea dei ginecologi non obiettori e il crescente numero di aborti clandestini, tale da indurre lo Stato Italiano all’inasprimento della pena amministrativa con il dlgs 8, del 15 gennaio 2016, costituiscano il segnale tangibile dell’insufficienza e dell’inefficacia dell’attuale struttura sanitaria che permette l’esercizio del diritto delle donne all’IVG.
Per fronteggiare la situazione, nel rispetto delle risorse disponibili, chiediamo pertanto che venga istituito per le donne che non troveranno vicino al proprio luogo di residenza e/o domicilio un ginecologo non obiettore il trasporto gratuito a carico dei servizi sanitari regionali perché possano raggiungere l’operatore attivo di più vicina reperibilità.

associazionequi@gmail.com

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